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Mariologia francescana |
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Pontificia Academia Mariana Internationalis |
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L’Assunzione di Maria in cielo |
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Nel cammino verso la proclamazione dogmatica dell’assunzione, Bernardino ne diventa un riferimento essenziale, infatti, papa Pio XII nella bolla di proclamazione del dogma afferma:
«riassumendo e di nuovo trattando con diligenza tutto ciò che i teologi del medioevo avevano detto e discusso a tal proposito, non si restrinse a riportare le principali considerazioni già proposte dai dottori precedenti, ma ne aggiunse delle altre» (Munificentissimus Deus).
Egli, dunque, ispirandosi a Matteo d’Acquasparta e ad Ubertino da Casale, riformulò in sette argomenti le ragioni teologiche dell’assunzione, esse sono:
1) L’unità di sostanza della carne tra la madre e il figlio, per cui come la carne di Cristo è risorta così doveva risorgere quella di Maria. 2) La perfetta verginità che la vide incorrotta nel parto così la rese incorruttibile dalle conseguenze del sepolcro. 3) L’onore del Figlio dovuto alla madre secondo il comandamento per il quale conveniva che Cristo la onorasse anche dopo la morte e non l’abbandonasse nel disfacimento del corpo. 4) La somma dignità e santità di Maria, tali da renderla il luogo unico e irripetibile dell’incarnazione, fanno supporre che per lei ci fu un destino glorioso, consono al suo grado. 5) La piena conformità della madre con il Figlio che la rese perfetta imitatrice, e lo seguì in ogni passo della sua vita, secondo il brano evangelico «se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo» (Gv 12,26), pertanto anche lei «non può non essere se non dove è Cristo». 6) L’uguaglianza dei sessi prevedeva che venisse risanata da Cristo tutta l’umanità, cioè sia il maschio come la femmina. E, poiché la risurrezione realizza il massimo della redenzione, essa doveva manifestarsi sia nell’uomo come nella donna, in Gesù e Maria, per adempire in pienezza l’opera della redenzione e avere anche in Maria la testimone della risurrezione. 7) La pienezza della beatitudine celeste di Maria, per essere tale, esige l’unità della sua persona, nel corpo e nell’anima, per cui l’anima si riunì al corpo e fu assunta nella gloria. A questi argomenti classici, come sottolinea Pio XII nella costituzione dogmatica, Bernardino aggiunse un’altra prova. Egli considera come nella Chiesa, sin dall’antichità, vi è la venerazione delle reliquie e del sepolcro dei santi, tanto che Dio rivelò il luogo dove vi era sepolto il corpo di qualche santo, come Stefano, Gervasio, Protasio, ecc. Ma se Dio ha permesso ciò per i santi, come mai non vi è nessuna reliquia della Regina dei santi? Questo è dunque segno e argomento che sulla terra non rimase nulla [di Maria], ma certamente [il corpo] risuscitato e glorificato è riunito inseparabilmente alla sua purissima anima in cielo (Opera Omnia, 176). La glorificazione di Maria non è altro che la realizzazione del progetto divino, dove la Vergine ha un posto del tutto particolare. Sulla linea di Scoto e degli altri autori precedenti, Bernardino si sofferma a contemplare il mistero dell’incarnazione quale centro di tutto il mistero della salvezza. Esso si realizzò per tre motivi:
1. per comunicare l’amore di Dio, 2. per esaltare Cristo centro dell’universo, 3. per glorificare Dio attraverso Cristo stesso.
Maria è inserita in questo progetto di glorificazione della Trinità in un triplice mandato:
1. come “collaboratrice del Padre”, 2. per dare un corpo al Figlio di Dio, 3. per la salvezza di tutti.
E’ per questo motivo che lei diventa il luogo privilegiato della presenza di Dio, e poiché al centro della creazione vi è il Verbo, nel cui nome, Gesù (=IHS), è la salvezza del mondo intero, al suo fianco vi è la Madre a cui Dio ha affidato il suo regno, e il suo stesso Figlio, perché a lei fosse sottomesso.
Nel pensiero di Bernardino la mediazione di Maria è un dato fondamentale del progetto divino, per cui Dio realizza la salvezza del mondo attraverso Maria, che è concepita come colei che porta gli uomini alla perfezione. La stessa misericordia divina, usata da Adamo in poi, fu fatta in vista di Maria, perché da lei sarebbe nato il figlio di Dio, e questa misericordia, che viene dal Padre per mezzo del Figlio, è data dal Figlio a Maria, perché essa la distribuisca a noi quale degna regina del cielo e della terra.
Il sermo XI sull’Assunzione viene considerato il un vero e proprio trattato completo ed esauriente sull’argomento, contenente tutte le ragioni fondanti questa verità. Per questo motivo il nostro santo venne considerato il “dottore dell’assunta” in quanto dopo lui nessun altro apportò nuove ragioni teologiche come afferma lo stesso magistero della Chiesa (Cf. Benedetto XIV, De canonizatione sanctorum, 1. I, c. XLII, n.15; Pio XII, Munificentissimus Deus, 765).
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