Mariologia francescana

Pontificia Academia Mariana Internationalis

Immacolata Concezione

Al tempo di Bernardino le discussioni sull’Immacolata Concezione in Italia non aveva ancora raggiunti i toni polemici a cui si era giunti in Francia. Sembra che il santo non abbia mai voluto entrare nella discussione, per cui i suoi scritti affrontarono solo sporadicamente l’argomento, tanto che, per un certo periodo, gli avversari della pia sentenza lo annoveravano tra i negatori del privilegio mariano.

 

Analizzando però le sue opere si evince come il santo senese in realtà sia stato sempre favorevole alla pia sentenza.

Per Bernardino, infatti, Maria ha una triplice eccellenza: di natura, di grazia e di gloria.

Secondo il principio di preminenza, la Vergine è la più perfetta di tutte le creature, per cui in lei non vi possono riscontrare gli effetti del peccato originale:

la Vergine infatti fu senza il primo vae (guai), questo è senza la tirannia della concupiscenza del peccato originale, perché senza peccato è stata concepita, così come abbiamo imparato dalla testimonianza di Salomone  (Cant. 4), che disse: Tutta bella sei amica mia, e macchia, certamente, della colpa originale, non è in te. O piuttosto, tutto quanto [il peccato] fu estinto in lei per la santificazione dello Spirito Santo;  perciò il salmo 45 dice: l’Altissimo santificò il suo tabernacolo, che è, la Beata Vergine, nella quale il Signore Gesù Cristo abitò nove mesi (Opera Omnia II, 155).

Il peccato, dunque, fu totalmente estinto nella Vergine per l’opera santificatrice dello Spirito Santo, che la santificò prima dell’infusione dell’anima.

Nelle Prediche volgari, commentando l’Ave Maria, il senese afferma ancora:

Maria tu se’ senza concupiscenza; tu se’ netta e pura: però che essa fu purificata. Se nella concezione non vi fu alcuna macola, ode il Salmista il disse: Quia sanctificavit tabernaculum suum Altissimum. E tabernacolo di Iesu fu Maria, e Iddio il santificò, e stette sempre netto e puro senza alcuna macola. Anco potremo dire che ella fusse stata preservata in grazia; come di lei fu detto nella Cantica al IV cap., parole dello sposo alla sposa: Tutta se’ bella e candida e pura, sposa mia, e niuna macula non è in te (Prediche volgari sul campo di Siena, predica XXIX).

Bernardino, dunque, non ammette in Maria il peccato originale che “nella concezione non vi fu alcuna macola”, e parla anche di una “preservazione nella grazia”.

Al riguardo scrive ancora:

Fu infatti Stella del mare nella sua natività per la santificazione e preservazione nell’utero (Opera Omnia VI, 66).

Maria è Stella in quanto illuminata dalla grazia e diventa illuminatrice cioè riflette questa grazia tra le tenebre del peccato, ma tale grazia l’ha ricevuta nell’utero, quando fu santificata dallo Spirito Santo e preservata dal peccato originale.

Bernardino conclude il sermone chiamando Maria la “mulier immaculata” che risplende di luce e candore, che sta tra il cielo e la terra, tra Dio e gli uomini, pura e immacolata come il suo Figlio, per poter intercedere con lui per i peccatori.

La lontananza di Maria dal peccato l’avvicina al Figlio:

Ella fu netta da due macole, cioè, dal peccato mortale e dal veniale; però fu più pura che nissuna altra criatura criata. Elli si dice che colui che è giusto, peca venialmente, e lei non pecò mai né venialmente né mortalmente. Sola lei fu senza macola di pecato ... Solamente due criature so’ state senza pecato in questa vita, Cristo e Maria (Prediche volgari sul campo di Siena, predica XXIX).

Queste due creature sono l’immagine della nuova creazione, totalmente lontana dal peccato della prima creazione. Infatti,

Come lo stesso Dio eterno nella sua mirabile sapienza creò ogni cosa, così quella benedetta sua Madre tale costituì e santificò nel tempo, quale santa l’aveva eletta nell’eternità (Opera Omnia IV, 539).

 

Per cui, secondo l’idea scotista, Maria, pensata dall’eternità da Dio, fu da lui preservata dal peccato originale.